7 dicembre 2010   F.I.A.D. (Fabbrica Italiana Automobili Detroit)
In più occasioni Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, ha sottolineato che l'Italia è al 118° posto della classifica sulla efficienza lavoratoriva e al 48° nella graduatoria sulla competitività,
redatta dal World Economic Forum. Accusa ripetutamente i lavoratori del gruppo di essere poco più di inetti scansafatiche, assistiti socialmente dalla Fiat. Minaccia ogni giorno di abbandonare l’Italia se i sindacati non accettano
le condizioni dettate dal nuovo management Fiat, spaccando non solo sindacati di categoria, ma anche la stessa Confindustria.
E’ vero ed importante che tutti i lavoratori e quindi anche gli operai devono svolgere il loro lavoro con onestà e rispetto per le aziende e gli stessi colleghi di lavoro e, pertanto casi di assenteismo cronico e tutte le
fattispecie previste dal contratto che prevedono sanzioni devono essere adeguatamente censurate, anche con i licenziamenti. In questo ambito anche il sindacato deve fare la sua parte, educando i lavoratori al rispetto delle regole,
alla conoscenza dei propri diritti, ma anche dei propri doveri, non difendendo l’indifendibile, possibilmente. Su questi temi, credo che si debba porre un’attenzione particolare, soprattutto nei prossimi anni che non saranno facili
per le nostre produzioni e la nostra economia in generale. Deve crescere la coscienza che si uscirà da questa situazione tutti insieme oppure non se ne uscire per niente.
Detto questo, però credo che sia importante riflettere su alcuni punti del Marchionne pensiero (o non pensiero, nel senso di cose a cui non pensa proprio).
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Quello che Marchionne, non dice mai, nelle sue dichiarazioni pubbliche, è che gli stipendi italiani sono, secondo Eurostat, i penultimi nella Unione Europea ed al 23° posto (su 30 paesi più industrializzati) secondo l’Ocse.
Si dimentica anche di ricordare, l’amministratore delegato di Fiat, che in Germania, paese europeo manifatturiero per eccellenza, i lavoratori metalmeccanici percepiscono uno stipendio medio di 2000 euro mentre un operaio metalmeccanico italiano in media viene pagato 900-1000 euro al mese.
Quelli Fiat 1.200 euro.
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Per entrare in tema di automobili, la tedesca Volkswagen, che nel 2010, pur in una situazione di crisi globale del settore, ha venduto oltre 7 milioni di veicoli, è cresciuta del 13,5% rispetto al 2009 e, soprattutto, oggi paga di più e meglio i lavoratori.
L'azienda di Wolfsburg e il sindacato dei metalmeccanici IG Metall hanno concluso con reciproca soddisfazione le trattative salariali. Risultato: dal 1° maggio 2011 la retribuzione base aumentera` del 3,2% e nel contempo ogni lavoratore della Volkswagen ricevera`
un bonus una tantum pari all'1% della propria retribuzione base annua, per un minimo di 500 euro a dipendente. Un semplice addetto alla catena di montaggio Volkswagen portava già a casa uno stipendio base di 2.756 euro lordi. Un addetto alla manutenzione dei macchinari,
anche qui remunerazione base, guadagnava già 3.300-3.500 euro lordi al mese. E’ vero che gli operai metalmeccanici tedeschi sono più produttivi di quelli italiani, però però … guadagnano anche il doppio ! Se poi riflettiamo sulle centinaia di migliaia di ore di cassa integrazione
che tutti i lavoratori del gruppo Fiat stanno subendo da anni, parlare di aumento di produzione sembra una presa in giro, in quanto le statistiche comparative sulla produzione con altre realtà industriali risultano falsate.
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I dati del punto 2 fanno riflettere. Possibile che i problemi delle aziende italiane siano solo e soltanto risolvibili attaccando i diritti e i “sollazzi” degli operai ? Siamo sicuri che non ci siano anche colpe decisive di dirigenti e amministratori poco accorti nelle strategie aziendali,
per niente attenti alla qualità delle produzioni e del parco macchinari, e assai distratti nelle politiche commerciali ?
La Fiat produce e vende macchine utilitarie, quindi con poco valore aggiunto. Quando prova a penetrare segmenti superiori viene punita in quanto i compratori non gli riconoscono lo status di produttrice di qualità. E’ colpa degli operai ? Io penso di no. Credo che il problema principale
sia di chi progetta le automobili, di chi quei progetti li approva e della scarsa propensione alla qualità. Per fare un esempio sul nostro territorio industriale (il solo della Tuscia): se venisse progettata una serie di sanitari brutta, non in linea con le tendenze del mercato
e per giunta realizzata con stampi che non permettono un elevato standard di qualità, la colpa sarebbe dei colatori ? Dei collaudatori ? Dei magazzinieri ? Un colatore estrae dallo stampo quello che gli richiede l’azienda, se poi l’articolo non si vende non può essere colpa sua.
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qualche settimana fa Chrysler ha “rimborsato” tutto il prestito da 7,6 miliardi di dollari, compresi gli interessi, ai governi Usa e canadese. Lo ha annunciato la casa automobilistica di Detroit in una nota, per la grande soddisfazione di Marchionne che ha tenuto
a ringraziare i governi interessati per il prestito elargito. Il debito era di 5,9 miliardi di dollari con il governo americano e di 1,7 miliardi con quello canadese. Quando mai la Fiat ha rimborsato allo stato italiano i soldi che gli sono stati versati negli ultimi cinquanta-sessanta anni ?
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A Marchionne piacciono molto i salari polacchi o brasiliani, paesi dove la Fiat ha stabilimenti a detta dell’ ad Fiat più produttivi di quelli italiani e meno costosi. Marchionne, però percepisce un compenso pari a 1.035 salari degli operai italiani della Fiat.
Non gli piacciono altrettanto i compensi percepiti dai manager di quei Paesi ? Stipendio da manager nord americano e salari sud americani, sarà questa la nuova frontiera che anche il governo Berlusconi sembra intenzionato a percorrere ?
Auguri Italia !!
R. S.
7 dicembre 2010   BERLUSKAOS
Se con la TV commerciale ha cambiato antropologicamente gli italiani, ora B.
pretende di cambiare secoli di storia democratica che quella civiltà occidentale da lui tanto declamata ha lentamente costruito e faticosamente sta mantenendo.
Il concetto di democrazia di B. è molto semplice: si vota per decidere il governo e chi vince comanda e fa quel che vuole perché gli italiani lo hanno scelto. Occorre subito precisare che il sistema costituzionale
italiano non prevede che gli elettori votino per il governo, ma per eleggere i parlamentari che a loro volta votano la fiducia al governo (sistema parlamentare).
A parte il sistema elettorale italiano e la sua forma di governo, la democrazia, per come la si conosce in occidente, si basa sul suffragio universale, chiaramente (anche se non è sempre stato così), ma soprattutto sulla divisione dei poteri.
Il grande Montesquieu si rivolterà nella tomba ogni volta che B. spiega il suo concetto di democrazia. Eppure è da qualche secolo che è stato stabilito che legislativo, esecutivo e giudiziario dovevano essere i tre poteri
fondamentali dello Stato che dovevano essere sempre ben distinti ed in equilibrio tra loro (o se vogliamo ogni potere limitato dall’altro).
Oltre a questo concetto che ogni studente di diritto pubblico conosce e che B. non ha mai assimilato, ci sono anche una serie di organi di controllo che svolgono un ruolo, molto importante: impedire soprusi da parte di qualsivoglia
potere nei confronti dei cittadini e per tutelare l’interesse generale.
Sarebbe da inserire anche un altro fondamentale potere tra quelli che devono essere sempre distinti ed in equilibrio tra di loro e che Montesquieu non poteva conoscere, il potere dell’informazione.
Nella nostra società il potere dell’informazione, la detenzione dei suoi mezzi costituisce “il” potere per eccellenza. Ed ora siamo pronti a ritornare all’Italia.
Il Sig. B. è proprietario delle tre più grandi televisioni nazionali (gentilmente concesse dall’allora potere politico, in barba alla concorrenza), della casa editrice più grande del nostro paese, la Mondatori,
di un quotidiano nazionale di frequenze radio ed in qualità di presidente del consiglio dei Ministri controlla praticamente la RAI. Ora, occorre essere molto ingenui oppure in malafede per non sapere quale è lo stato delle informazioni delle reti nazionali nel nostro paese.
In nessun paese occidentale esiste una situazione simile all’Italia perché semplicemente non sarebbe permesso. La nostra situazione si può riscontrare soltanto in qualche dittatura africana o asiatica.
E’ a Gehddafi e a Putin che ispiri il Sig. B. altro che Reagan o i liberisti !
Con molta disinvoltura il Sig. B. sta svuotando la nostra democrazia. Con la legge elettorale attuale, il “porcellum” voluto dal centrodestra, i deputati non vengono eletti dai cittadini, ma dalle segreterie dei partiti.
I loro nomi vengono messi in ordine di eleggibilità dal numero uno fino all’ultimo posto della lista del partito di appartenenza. Gli elettori possono soltanto scegliere quale simbolo sbarrare, ma non quale nominativo indicare tra i candidati della lista,
li hanno già scelti i capi partito e loro correnti. Se pensiamo che sono anni che B. dice che il Parlamento fa perdere troppo tempo, che vorrebbe che votassero soltanto i capigruppo alzando il ditino a suo piacimento siamo di fronte ad una nuova nota dolente.
Il parlamento dovrebbe legiferare, è la sua competenza naturale, mentre il governo può legiferare in caso di necessità ed urgenza oppure se delegato dal parlamento stesso su materie complesse.
Sta accadendo, invece che la maggiore competenza legislativa è in mano al governo e negli ultimi anni il parlamento è chiamato sempre più spesso a convertire in legge i decreti emessi dal governo che non sono pochi all’anno, come dovrebbe essere, ma decine e decine che non ad approvare le leggi di sua iniziativa.
Tra l’altro essendo i parlamentari scelti dai partiti e non dai cittadini pensate a come possano votare in difformità dai voleri del governo senza subire la conseguenza di non essere più ricandidati o di scendere negli ultimi posti della lista elettorale del loro partito.
Dei due poteri, legislativo ed esecutivo, il Sig. B. ne sta realizzando uno soltanto, sotto il suo diretto controllo.
L’altro potere, quello giudiziario, è da sempre sotto attacco di B. che se finora si è prodigato a realizzare leggi ad personam (18 per la precisione) che salvassero se stesso ed i suoi amici dalle inchieste, anche gravi in cui è indagato,
ora ha messo nel mirino l’istituzione stessa con una, come la chiama lui, “riforma” la cui parte più importante è, in definitiva, la sottomissione del pubblico ministero che rappresenta la pubblica accusa, e quindi l’interesse generale, al governo.
Tutto nelle mani di una sola persona con potere, magari di vita o di morte dei sudditi. Perché a questo punta B., avere un popolo plaudente di sudditi non di cittadini consapevoli dei propri diritti ed informati.
R. S.
15 gennaio 2010   Proposta di un LODO per “PROCESSO BREVE”
Se le parole hanno un senso per processo breve dovrebbe intendersi che i politici coinvolti in indagini dovrebbero essere processati in breve tempo.
Propongo un “lodo” che vorrei chiamare Salvatori (il mio cognome) poiché va tanto di moda attualmente averne uno che porta il proprio nome:
Art. 1 – il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Regione, il Presidente della Provincia o il Sindaco che venisse coinvolto in
una indagine della magistratura si deve dimettere e deve essere processato in
tempi rapidissimi (che saranno indicati dai nostri grandi giuristi, io penso in
sei/sette mesi). Per permettere un giudizio rapidissimo, il politico indagato
godrà di una corsia preferenziale all’interno del calendario del tribunale nel
quale si dibatterà il processo.
Art. 2 – la sentenza emessa al termine del processo è inappellabile;
Art. 3 – Durante la vacanza del titolare della carica indagato, farà le veci,
nella pienezza dei poteri, il suo vice fino al conclusione del processo.
Qualora il titolare della carica fosse assolto rientrerà a ricoprire il
precedente ruolo; in caso di condanna saranno indette nuove elezioni per l’ente
interessato nei termini stabiliti dalle leggi vigenti e fino a quel momento il
vice potrà curare soltanto gli affari correnti.
Art. 4 – il politico che mettesse in atto azioni di ostruzione al percorso
della corsia preferenziale per la celebrazione del processo breve,
provocherebbe, con il suo stesso comportamento lo scioglimento degli organi di
governo dell’ente che presiede e si andrebbe alle elezioni.
Non sono un giurista e quindi so che i miei quattro articoli potranno certamente
essere stesi in una forma migliore, ma la sostanza è quella che conta.
Una persona che ricopre un ufficio pubblico sensibile deve dimostrare senza
ombra di dubbio di avere intatte le qualità morali e civiche (si intende il
rispetto delle leggi) e qualora indagato deve poter dimostrare in tempi
rapidissimi di essere una persona onesta e perbene. È inaccettabile che un
politico debba essere tenuto sulla graticola delle maldicenze per anni prima di
essere giudicato. Ciò significa che è interesse del politico farsi processare
il prima possibile per dimostrare la propria innocenza o estraneità alle accuse
e riprendere il suo ruolo nel pieno rispetto dei cittadini che si sentirebbero,
indubbiamente, sollevati da una sentenza di assoluzione.
Le dimissioni non influirebbero sull’andamento del governo dell’ente
interessato in quanto il vice (del titolare della carica indagato), può
garantire a pieno titolo lo svolgimento del programma con il quale si è
conquistata la maggioranza che permette di governare l’ente stesso. Ci sarebbe,
pertanto, piena legittimazione ad agire da parte del vice che dovrà restituire
la poltrona di presidente o di sindaco qualora il titolare della carica venisse
assolto.
Lo stesso percorso del “processo breve” può introdursi anche per i ministri e
gli assessori, anche se è ben evidente, con le norme attuali, la differenza tra
le dimissioni di un presidente o sindaco e quelle di un ministro o assessore.
Resta il dubbio se la magistratura interessata all’indagine riuscirebbe a
svolgere tutte le sue incombenze in tempi ristretti, ma la corsia dovrebbe
essere talmente preferenziale da non lasciare spazio ai dubbi.
Credo che il “lodo Salvatori” possa restituire ai cittadini fiducia nella
politica intesa come gestione corretta ed onesta della polis, della comunità.
Il politico avrà il vantaggio di risolvere eventuali problemi in tempi
rapidissimi e, se assolto, godere di un indubbio credito morale. Tra l’altro
trattandosi di persone importanti ed in vista, il processo avrà (ma già è
tuttora così) una tale evidenza pubblica e di copertura mediatica che
difficilmente i magistrati potranno commettere ingiustizie.
R. S.
13 marzo 2009   Le Tasse di Berlusconi
E’ dal 1993, anno della famosa “discesa in campo”, che il titolare della tessera P2 n° 1816 ci fracassa i timpani con l’ormai celebre frase “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, ripetuta come un mantra dai suoi adepti, per non parlare dello slogan “meno tasse per tutti” che fu il cavallo di battaglia della campagna elettorale del 2001.
Anche durante l’ultima competizione elettorale del 2008 ci ha presentato il governo Prodi come una compagine di affamatori di italiani brava gente, mentre il ministro Visco era dipinto come un Dracula affamato di tasse.
Fin qui la propaganda, perchè poi ci sono le notizie vere, che difficilmente coincidono con la prima. Nelle scorse settimane il governo italiano ha inviato (perché è un obbligo) alla commissione europea il programma di stabilità per i prossimi anni dove emerge un qualche cosa di clamoroso: le tasse saliranno nel corso del 2009 dal 43 al 43,3% del PIL e resteranno dello stesso tenore nel corso del 2010, per scendere dello 0,1% nell’anno successivo.
Di fronte a questo crollo del mito berlusconiano ci si aspettavano trasmissioni come Porta a Porta, Matrix, TG2 Dossier, Ballarò con i conduttori molto agguerriti e puntuti su un tema così delicato e sentito com’è quello delle tasse.
Ci si aspettavano intere paginate di quotidiani e periodici, inchieste a quattro mani per indagare come mai una promessa così importante fosse stata clamorosamente affossata. Magari il direttore del Giornale Mario Giordano poteva inaugurare uno dei suoi duraturi tormentoni, il TG5, il TG4 e Studio Aperto potevano indicare il presidente del consiglio come un caso di mala politica (come di chi predica bene e razzola male) e anche Panorama poteva svolgere il suo compito di informare i lettori cittadini/elettori.
Ah già, dimenticavo che tutte le testate nominate sono di proprietà del presidente del consiglio e dei suoi familiari. Ed il servizio pubblico ? Immaginatevi il buon Vespa che attacca la politica fiscale del governo. Che spettacolo che sarebbe stato ! Ma anche Vespa …
No, niente di tutto questo. In Italia non si parla dei fatti, non sta bene ! Nel nostro paese si parla dei luoghi comuni, si parla per sentito dire, mai parlare di quello che realmente succede. Concludo riprendendo volentieri (parafrasandolo) un famoso slogan dell’era primitiva leghista: taci e paga somaro italiano.
R. S.
28 novembre 2008   Il Turismo a Vasanello
A fine ottobre, con la manifestazione MestierAria, abbiamo assistito all’ennesimo sperpero di denaro pubblico per una presunta, nobile sulla carta, finalità: creare turismo nel nostro paese. Ho atteso di proposito che passasse qualche giorno per parlare dell’avvenimento, dopo il previsto ed avvenuto incensamento (ma sarebbe meglio dire autoincensamento) con articoli di grande effetto sui giornali locali. Prendo posizione chiara e netta perché come gia accaduto con le manifestazione passate dedicate “al turismo” ha avuto il solo effettivo scopo, al di la delle finalità dichiarate dagli ideatori di bruciare soldi pubblici per risultati che con il turismo non centrano nulla.
Già la data, in concomitanza con la Fiera che si organizza ormai da più di vent’anni, la dice lunga sulla reale riuscita dell’evento.
Se la manifestazione MestierAria si fosse tenuta la domenica precedente o la successiva, quante persone credete che sarebbero intervenute ? Io credo c
Sembra, poi, che tale manifestazione sia stata finanziata anche dalla Regione Lazio per 20.00,00 euro. Spero che non sia vero e che sia un’esagerazione perché altrimenti bisognerebbe riflettere su come vengono spesi i nostri soldi dalle istituzioni. Tra l’altro non si capirebbe perché la Regione Lazio investa soldi per promuovere aziende artigiane, bravissime e competenti e di questo non si discute, ma pur sempre di regioni diverse dalla nostra (Sicilia, Sardegna, Veneto, ecc…). Non sarebbe meglio spenderli per dare sostegno alle aziende del Lazio che soffrono, e molto, in questo momento ?
Tutto il preambolo precedente è per introdurre una riflessione, che porto all’attenzione degli amministratori locali sulla questione “turismo a Vasanello”, con spirito positivo e non di polemica. Una politica turistica degna di tale nome dovrebbe mirare ad un flusso costante e duraturo di cittadini che scelgono di visitare il nostro paese indipendentemente dalle manifestazioni che vi si svolgono. Altrimenti sarebbero da considerare turisti anche tutte le persone dei paesi limitrofi che vengono ad assistere ai festeggiamenti dei nostri Santi Patroni e se così fosse bisognerebbe finanziare le classi deputate con decine di migliaia di euro (cosa che non accade).
Cosa dovrebbe fare per promuovere una politica turistica a Vasanello ? Io penso che bisognerebbe intercettare un flusso anche molto piccolo tra i milioni di turisti che ogni anno visitano Roma. Si dovrebbe organizzare, insieme ad altri paesi dei Cimini, un pacchetto di proposte dedicate al territorio (uno dei più intatti d’Italia tra colline, monti, laghi e boschi), ai monumenti, alla gastronomia, alla storia di ogni singolo paese aderente all’iniziativa. Mettere in campo tutti gli strumenti pubblicitari, istituzionali, commerciali per proporre questo pacchetto alle agenzie turistiche e iniziare a lavorare perché i turisti decidano di passare anche un solo giorno del loro soggiorno romano in uno dei paesi del nostro bellissimo territorio. Far decollare un progetto simile sarebbe sicuramente difficile, ma non impossibile. Se si crede in un progetto e lo si persegue con passione, tenacia e, soprattutto, con competenza i risultati arrivano. Se si riuscisse a partire con un’iniziativa del genere si avrebbero costanti benefici economici per gli operatori artigianali e commerciali di Vasanello, cosa che le manifestazioni organizzate fino ad ora non mi sembra abbiamo apportato. Il turismo, infatti, è sostanzialmente un fonte di ricchezza per le popolazioni che ne beneficiano, non di uscita costante per le tasche dei contribuenti.
Finora, invece si sono sostenute delle singole iniziative, costose ed inconcludenti che di turisti ne hanno portati ben pochi.
Va bene tutto, per carità, se si vuole dare credito a simili corbellerie lo si dia, ma non con i soldi dei contribuenti, per favore.
R. S.
21 ottobre 2008   Chi ci salverà?
Per anni ci hanno raccontato la favola del mercato che avrebbe salvato il mondo, anche quello più arretrato. Ci hanno decantato la delizia dell’assenza di regole, considerate come qualcosa che avrebbe impedito lo sviluppo del libero scambio di capitali. Chiunque avesse contestato queste considerazioni veniva trattato da appestato, accusato di “stalinismo e statalismo”. I politici e gli economisti che lanciavano moniti nei confronti dei fautori del mercato selvaggio, sull’onda anomala che stava arrivando, li si guardava dall’alto in basso, come dei poveri cretini che non sanno come va il mondo.
Ora il mercato è esploso. Altro che bolla immobiliare, troppe ce ne sono di bolle ! Addirittura Lorsignori ci avvertono che la crisi finanziaria si sta trasformando in una recessione globale. Ma quale prontezza ! Solo adesso se ne accorgono.
Vabbè, diciamo che ormai è successo e bisogna raddrizzare la nave, prima che si schianti definitivamente su qualche grande scoglio. Cosa si farà ? Visto il casino che poche persone hanno causato in questi anni, la prima cosa da fare è cacciare i finti liberisti da tutti i posti di responsabilità che hanno detenuto fino ad ora. E’ una cosa semplice e di buon senso. Soprattutto nel mondo occidentale attuale dove, per fortuna, prevalgono le norme di diritto che prevedono pene eque, altrimenti in altri momenti della storia gli avrebbero tagliato la testa seduta stante e senza processo. E, invece, cosa sta accadendo ? Sembra incredibile, ma è proprio così: chi ha causato la crisi spaventosa che tutti stiamo vivendo, sta gestendo la crisi, emana i provvedimenti necessari e, ci potete scommettere, guadagnerà pure altri soldi alla fine della vicenda.
Negli Stati Uniti il Presidente Bush ed il ministro Paulson (ex banchiere) hanno addossato sulle spalle dei cittadini americani 750 miliardi di dollari (che i cittadini stessi dovranno pagare) per salvare le banche che hanno causato il crack. Bush era quel signore che diceva, ancora ai primi di settembre, che non c’era nessuna preoccupazione per i risparmiatori, che il mercato era sano e si sarebbe automedicato. E’ l’erede di una corrente politica e di pensiero che guarda allo stato come ad un tumore maligno della peggiore specie. Oggi è accusato dai suoi stessi militanti di essere un socialista.
La stessa cosa sta avvenendo nei paesi europei e d anche in Italia. E si vedono di cose strane: Sarkozy che è diventato presidente francese con il motto “più mercato, meno stato” corre a destra e manca per ottenere fondi europei. E così in Gran Bretagna e Germania che hanno messo mano al bilancio dei loro stati per miliardi di sterline ed euro. E così in Italia, Dove ciò che altrove è drammatico qui da noi è farsesco. Poche sere fa si poteva ascoltare il ministro Tremonti in televisione dire che lui l’aveva detto che sarebbe finita male. Ora, Tremonti è quel tizio già noto nell’ultimo governo Berlusconi (2001-2006, tranne un breve intermezzo quando fu fatto cacciare dagli stessi alleati di maggioranza perché accusato di truccare i conti dello stato) come il ministro della “finanza creativa”, appellativo di cui si faceva vanto, colui che ha “cartolarizzato” i debiti degli enti italiani. Ha proprio una faccia tosta ad affermare che lui aveva avvertito che il mondo finanziario così come era stato costruito sarebbe franato su se stesso. Ma nessuno, dico nessuno gli dice niente ed, anzi alcuni giornali lo trattano come un genio che sta adottando le giuste misure per risolvere il problema che lui stesso ha contribuito a creare. Siamo alla follia ! Lo stesso presidente del consiglio italiano, allergico grave alle istituzioni europee ha strillato a più non posso che la crisi si sarebbe risolta soltanto con l’Europa. O è un miracolo oppure è una paraculata (per salvare anche le sue aziende).
Spero che i cittadini si sveglino e pretendano di cacciare i responsabili nei loro singoli stati. Pulizia, aria nuova e finalmente regole: certe, semplici, a vantaggio dei risparmiatori e dei cittadini.
R. S.