15 gennaio 2010   Proposta di un LODO per “PROCESSO BREVE”
Se le parole hanno un senso per processo breve dovrebbe intendersi che i politici coinvolti in indagini dovrebbero essere processati in breve tempo.
Propongo un “lodo” che vorrei chiamare Salvatori (il mio cognome) poiché va tanto di moda attualmente averne uno che porta il proprio nome:
Art. 1 – il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Regione, il Presidente della Provincia o il Sindaco che venisse coinvolto in
una indagine della magistratura si deve dimettere e deve essere processato in
tempi rapidissimi (che saranno indicati dai nostri grandi giuristi, io penso in
sei/sette mesi). Per permettere un giudizio rapidissimo, il politico indagato
godrà di una corsia preferenziale all’interno del calendario del tribunale nel
quale si dibatterà il processo.
Art. 2 – la sentenza emessa al termine del processo è inappellabile;
Art. 3 – Durante la vacanza del titolare della carica indagato, farà le veci,
nella pienezza dei poteri, il suo vice fino al conclusione del processo.
Qualora il titolare della carica fosse assolto rientrerà a ricoprire il
precedente ruolo; in caso di condanna saranno indette nuove elezioni per l’ente
interessato nei termini stabiliti dalle leggi vigenti e fino a quel momento il
vice potrà curare soltanto gli affari correnti.
Art. 4 – il politico che mettesse in atto azioni di ostruzione al percorso
della corsia preferenziale per la celebrazione del processo breve,
provocherebbe, con il suo stesso comportamento lo scioglimento degli organi di
governo dell’ente che presiede e si andrebbe alle elezioni.
Non sono un giurista e quindi so che i miei quattro articoli potranno certamente
essere stesi in una forma migliore, ma la sostanza è quella che conta.
Una persona che ricopre un ufficio pubblico sensibile deve dimostrare senza
ombra di dubbio di avere intatte le qualità morali e civiche (si intende il
rispetto delle leggi) e qualora indagato deve poter dimostrare in tempi
rapidissimi di essere una persona onesta e perbene. È inaccettabile che un
politico debba essere tenuto sulla graticola delle maldicenze per anni prima di
essere giudicato. Ciò significa che è interesse del politico farsi processare
il prima possibile per dimostrare la propria innocenza o estraneità alle accuse
e riprendere il suo ruolo nel pieno rispetto dei cittadini che si sentirebbero,
indubbiamente, sollevati da una sentenza di assoluzione.
Le dimissioni non influirebbero sull’andamento del governo dell’ente
interessato in quanto il vice (del titolare della carica indagato), può
garantire a pieno titolo lo svolgimento del programma con il quale si è
conquistata la maggioranza che permette di governare l’ente stesso. Ci sarebbe,
pertanto, piena legittimazione ad agire da parte del vice che dovrà restituire
la poltrona di presidente o di sindaco qualora il titolare della carica venisse
assolto.
Lo stesso percorso del “processo breve” può introdursi anche per i ministri e
gli assessori, anche se è ben evidente, con le norme attuali, la differenza tra
le dimissioni di un presidente o sindaco e quelle di un ministro o assessore.
Resta il dubbio se la magistratura interessata all’indagine riuscirebbe a
svolgere tutte le sue incombenze in tempi ristretti, ma la corsia dovrebbe
essere talmente preferenziale da non lasciare spazio ai dubbi.
Credo che il “lodo Salvatori” possa restituire ai cittadini fiducia nella
politica intesa come gestione corretta ed onesta della polis, della comunità.
Il politico avrà il vantaggio di risolvere eventuali problemi in tempi
rapidissimi e, se assolto, godere di un indubbio credito morale. Tra l’altro
trattandosi di persone importanti ed in vista, il processo avrà (ma già è
tuttora così) una tale evidenza pubblica e di copertura mediatica che
difficilmente i magistrati potranno commettere ingiustizie.
R. S.
13 marzo 2009   Le Tasse di Berlusconi
E’ dal 1993, anno della famosa “discesa in campo”, che il titolare della tessera P2 n° 1816 ci fracassa i timpani con l’ormai celebre frase “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, ripetuta come un mantra dai suoi adepti, per non parlare dello slogan “meno tasse per tutti” che fu il cavallo di battaglia della campagna elettorale del 2001.
Anche durante l’ultima competizione elettorale del 2008 ci ha presentato il governo Prodi come una compagine di affamatori di italiani brava gente, mentre il ministro Visco era dipinto come un Dracula affamato di tasse.
Fin qui la propaganda, perchè poi ci sono le notizie vere, che difficilmente coincidono con la prima. Nelle scorse settimane il governo italiano ha inviato (perché è un obbligo) alla commissione europea il programma di stabilità per i prossimi anni dove emerge un qualche cosa di clamoroso: le tasse saliranno nel corso del 2009 dal 43 al 43,3% del PIL e resteranno dello stesso tenore nel corso del 2010, per scendere dello 0,1% nell’anno successivo.
Di fronte a questo crollo del mito berlusconiano ci si aspettavano trasmissioni come Porta a Porta, Matrix, TG2 Dossier, Ballarò con i conduttori molto agguerriti e puntuti su un tema così delicato e sentito com’è quello delle tasse.
Ci si aspettavano intere paginate di quotidiani e periodici, inchieste a quattro mani per indagare come mai una promessa così importante fosse stata clamorosamente affossata. Magari il direttore del Giornale Mario Giordano poteva inaugurare uno dei suoi duraturi tormentoni, il TG5, il TG4 e Studio Aperto potevano indicare il presidente del consiglio come un caso di mala politica (come di chi predica bene e razzola male) e anche Panorama poteva svolgere il suo compito di informare i lettori cittadini/elettori.
Ah già, dimenticavo che tutte le testate nominate sono di proprietà del presidente del consiglio e dei suoi familiari. Ed il servizio pubblico ? Immaginatevi il buon Vespa che attacca la politica fiscale del governo. Che spettacolo che sarebbe stato ! Ma anche Vespa …
No, niente di tutto questo. In Italia non si parla dei fatti, non sta bene ! Nel nostro paese si parla dei luoghi comuni, si parla per sentito dire, mai parlare di quello che realmente succede. Concludo riprendendo volentieri (parafrasandolo) un famoso slogan dell’era primitiva leghista: taci e paga somaro italiano.
R. S.
28 novembre 2008   Il Turismo a Vasanello
A fine ottobre, con la manifestazione MestierAria, abbiamo assistito all’ennesimo sperpero di denaro pubblico per una presunta, nobile sulla carta, finalità: creare turismo nel nostro paese. Ho atteso di proposito che passasse qualche giorno per parlare dell’avvenimento, dopo il previsto ed avvenuto incensamento (ma sarebbe meglio dire autoincensamento) con articoli di grande effetto sui giornali locali. Prendo posizione chiara e netta perché come gia accaduto con le manifestazione passate dedicate “al turismo” ha avuto il solo effettivo scopo, al di la delle finalità dichiarate dagli ideatori di bruciare soldi pubblici per risultati che con il turismo non centrano nulla.
Già la data, in concomitanza con la Fiera che si organizza ormai da più di vent’anni, la dice lunga sulla reale riuscita dell’evento.
Se la manifestazione MestierAria si fosse tenuta la domenica precedente o la successiva, quante persone credete che sarebbero intervenute ? Io credo c
Sembra, poi, che tale manifestazione sia stata finanziata anche dalla Regione Lazio per 20.00,00 euro. Spero che non sia vero e che sia un’esagerazione perché altrimenti bisognerebbe riflettere su come vengono spesi i nostri soldi dalle istituzioni. Tra l’altro non si capirebbe perché la Regione Lazio investa soldi per promuovere aziende artigiane, bravissime e competenti e di questo non si discute, ma pur sempre di regioni diverse dalla nostra (Sicilia, Sardegna, Veneto, ecc…). Non sarebbe meglio spenderli per dare sostegno alle aziende del Lazio che soffrono, e molto, in questo momento ?
Tutto il preambolo precedente è per introdurre una riflessione, che porto all’attenzione degli amministratori locali sulla questione “turismo a Vasanello”, con spirito positivo e non di polemica. Una politica turistica degna di tale nome dovrebbe mirare ad un flusso costante e duraturo di cittadini che scelgono di visitare il nostro paese indipendentemente dalle manifestazioni che vi si svolgono. Altrimenti sarebbero da considerare turisti anche tutte le persone dei paesi limitrofi che vengono ad assistere ai festeggiamenti dei nostri Santi Patroni e se così fosse bisognerebbe finanziare le classi deputate con decine di migliaia di euro (cosa che non accade).
Cosa dovrebbe fare per promuovere una politica turistica a Vasanello ? Io penso che bisognerebbe intercettare un flusso anche molto piccolo tra i milioni di turisti che ogni anno visitano Roma. Si dovrebbe organizzare, insieme ad altri paesi dei Cimini, un pacchetto di proposte dedicate al territorio (uno dei più intatti d’Italia tra colline, monti, laghi e boschi), ai monumenti, alla gastronomia, alla storia di ogni singolo paese aderente all’iniziativa. Mettere in campo tutti gli strumenti pubblicitari, istituzionali, commerciali per proporre questo pacchetto alle agenzie turistiche e iniziare a lavorare perché i turisti decidano di passare anche un solo giorno del loro soggiorno romano in uno dei paesi del nostro bellissimo territorio. Far decollare un progetto simile sarebbe sicuramente difficile, ma non impossibile. Se si crede in un progetto e lo si persegue con passione, tenacia e, soprattutto, con competenza i risultati arrivano. Se si riuscisse a partire con un’iniziativa del genere si avrebbero costanti benefici economici per gli operatori artigianali e commerciali di Vasanello, cosa che le manifestazioni organizzate fino ad ora non mi sembra abbiamo apportato. Il turismo, infatti, è sostanzialmente un fonte di ricchezza per le popolazioni che ne beneficiano, non di uscita costante per le tasche dei contribuenti.
Finora, invece si sono sostenute delle singole iniziative, costose ed inconcludenti che di turisti ne hanno portati ben pochi.
Va bene tutto, per carità, se si vuole dare credito a simili corbellerie lo si dia, ma non con i soldi dei contribuenti, per favore.
R. S.
21 ottobre 2008   Chi ci salverà?
Per anni ci hanno raccontato la favola del mercato che avrebbe salvato il mondo, anche quello più arretrato. Ci hanno decantato la delizia dell’assenza di regole, considerate come qualcosa che avrebbe impedito lo sviluppo del libero scambio di capitali. Chiunque avesse contestato queste considerazioni veniva trattato da appestato, accusato di “stalinismo e statalismo”. I politici e gli economisti che lanciavano moniti nei confronti dei fautori del mercato selvaggio, sull’onda anomala che stava arrivando, li si guardava dall’alto in basso, come dei poveri cretini che non sanno come va il mondo.
Ora il mercato è esploso. Altro che bolla immobiliare, troppe ce ne sono di bolle ! Addirittura Lorsignori ci avvertono che la crisi finanziaria si sta trasformando in una recessione globale. Ma quale prontezza ! Solo adesso se ne accorgono.
Vabbè, diciamo che ormai è successo e bisogna raddrizzare la nave, prima che si schianti definitivamente su qualche grande scoglio. Cosa si farà ? Visto il casino che poche persone hanno causato in questi anni, la prima cosa da fare è cacciare i finti liberisti da tutti i posti di responsabilità che hanno detenuto fino ad ora. E’ una cosa semplice e di buon senso. Soprattutto nel mondo occidentale attuale dove, per fortuna, prevalgono le norme di diritto che prevedono pene eque, altrimenti in altri momenti della storia gli avrebbero tagliato la testa seduta stante e senza processo. E, invece, cosa sta accadendo ? Sembra incredibile, ma è proprio così: chi ha causato la crisi spaventosa che tutti stiamo vivendo, sta gestendo la crisi, emana i provvedimenti necessari e, ci potete scommettere, guadagnerà pure altri soldi alla fine della vicenda.
Negli Stati Uniti il Presidente Bush ed il ministro Paulson (ex banchiere) hanno addossato sulle spalle dei cittadini americani 750 miliardi di dollari (che i cittadini stessi dovranno pagare) per salvare le banche che hanno causato il crack. Bush era quel signore che diceva, ancora ai primi di settembre, che non c’era nessuna preoccupazione per i risparmiatori, che il mercato era sano e si sarebbe automedicato. E’ l’erede di una corrente politica e di pensiero che guarda allo stato come ad un tumore maligno della peggiore specie. Oggi è accusato dai suoi stessi militanti di essere un socialista.
La stessa cosa sta avvenendo nei paesi europei e d anche in Italia. E si vedono di cose strane: Sarkozy che è diventato presidente francese con il motto “più mercato, meno stato” corre a destra e manca per ottenere fondi europei. E così in Gran Bretagna e Germania che hanno messo mano al bilancio dei loro stati per miliardi di sterline ed euro. E così in Italia, Dove ciò che altrove è drammatico qui da noi è farsesco. Poche sere fa si poteva ascoltare il ministro Tremonti in televisione dire che lui l’aveva detto che sarebbe finita male. Ora, Tremonti è quel tizio già noto nell’ultimo governo Berlusconi (2001-2006, tranne un breve intermezzo quando fu fatto cacciare dagli stessi alleati di maggioranza perché accusato di truccare i conti dello stato) come il ministro della “finanza creativa”, appellativo di cui si faceva vanto, colui che ha “cartolarizzato” i debiti degli enti italiani. Ha proprio una faccia tosta ad affermare che lui aveva avvertito che il mondo finanziario così come era stato costruito sarebbe franato su se stesso. Ma nessuno, dico nessuno gli dice niente ed, anzi alcuni giornali lo trattano come un genio che sta adottando le giuste misure per risolvere il problema che lui stesso ha contribuito a creare. Siamo alla follia ! Lo stesso presidente del consiglio italiano, allergico grave alle istituzioni europee ha strillato a più non posso che la crisi si sarebbe risolta soltanto con l’Europa. O è un miracolo oppure è una paraculata (per salvare anche le sue aziende).
Spero che i cittadini si sveglino e pretendano di cacciare i responsabili nei loro singoli stati. Pulizia, aria nuova e finalmente regole: certe, semplici, a vantaggio dei risparmiatori e dei cittadini.
R. S.